L’eterno fascino dei burattini: intervista a Paolo Papparotto

Premessa: più di un mese fa avevo realizzato questa intervista per Il Gazzettino come premessa allo spettacolo “Arlecchino e la casa stregata” realizzato al Teatro Accademico di Castelfranco Veneto il 27/02. Purtroppo non è stato mai pubblicato. Essendo una chiacchierata che mi è piaciuta particolarmente, ho deciso di riportarla qui nel mio blog personale. Una variante: non si tratta di libri ma di burattini, qualcosa che ho sempre ammirato particolarmente, non saprei dire perché. Buona lettura.

Il fascino immortale dei burattini. Lo sa bene Paolo Papparotto, ex impiegato al centro elaborazione dati in regione ora in pensione, ma soprattutto burattinaio da oltre 40 anni, con la stessa passione di quando li ammirava da bambino. Una passione che, nonostante gli stop forzati, sopravvive al Covid e che continua a ricevere anche dal suo pubblico, che si tratti di bambini o di adulti. Domenica 27 febbraio alle 16:00 il Teatro Accademico di Castelfranco Veneto ospita uno dei suoi spettacoli, “Arlecchino e la casa stregata”, con protagonista ovviamente il suo tanto amato personaggio in maschera. Un evento per grandi e piccoli, per regalare ancora quella magia senza tempo che solo i burattini riescono a trasmettere.

L’INIZIO

Sono il più vecchio burattinaio del Veneto. Prima di me non c’erano burattinai veri, o meglio qualcuno sì, come Beppe Pastrello, ma tanti non li conoscevo, quindi non ho potuto imparare da loro. Ho imparato da me perché ho deciso di mettermi a fare i burattini, mi piaceva l’idea e mi sono buttato. È dal ‘79 che faccio il burattinaio, quindi sono ben 43 anni! Avevo iniziato andando a vedere alcuni spettacoli, principalmente a Cervia, in cui c’era il festival più importante all’epoca. Lì ho cominciato a vedere altri burattinai, come si muovevano, e ho imparato così, osservandoli ed inventandomi come fare i personaggi. I miei preferiti erano Pulcinella e Punch&Judy [Punch è la derivazione inglese della figura di Pulcinella].

La struttura è una baracca piccola e il burattino è una figura forte che parla con i bambini, in maniera molto gioiosa: mi sono detto che volevo proprio fare quello. Essendo però di Treviso non potevo fare Pulcinella, veniva malissimo, quindi ho puntato su Arlecchino e ho scoperto così che era un vero universo: mentre Pulcinella lavora da solo col suo mondo, Arlecchino è sempre all’interno della commedia, essendo una maschera della Commedia dell’Arte, accanto ad altri personaggi ben costruiti con la loro storia. Arlecchino è molto più esplosivo ed espansivo, mi è piaciuto decisamente di più.

LO SPETTACOLO

All’epoca i burattini veneti si legavano molto al modo di fare degli emiliani, dalla tradizione molto forte e ricca, capaci di superare la crisi del dopoguerra. Prima i burattinai erano dappertutto, poi con la diffusione dei cinema questa professione aveva cominciato a morire, sopravvivendo soprattutto in Emilia-Romagna. Ma l’Italia è straordinaria in questo senso, visto il grande numero di tradizioni differenti sviluppatesi sul territorio: burattini napoletani, emiliani, bergamaschi, piemontesi, finalmente anche veneti. Ma in Veneto la grande fortuna è l’opportunità di potersi rifare alla Commedia dell’Arte, ciò che ho cominciato a fare fin da subito: sono 40 anni quindi che studio e sviluppo personaggi tratti da questa tradizione.

Con i bambini in particolare utilizzo Arlecchino come ‘frontman’, con Brighella suo socio, ma uso anche Pantalone, Colombina e tutti gli altri. Oltre al fatto che parlo con i bambini, ho adottato questo stile: loro intervengono e mi dicono cosa fare o cosa no, con Arlecchino che quindi diventa un personaggio ancora più forte. Ma faccio anche spettacoli per adulti: per esempio, sto finendo di prepararne uno da mettere in scena vicino a Pordenone per la Giornata internazionale dei Burattini [il 18 marzo], chiamato “Pantalone memento mori”.

ARLECCHINO E LA CASA STREGATA”

Lo porto praticamente dovunque da trent’anni, è uno dei miei punti forti, ma certamente non è nato così com’è adesso. Si è evoluto, ogni volta che fai lo spettacolo incontri un pubblico che ti cambia le carte in tavola: è questo il bello dei bambini. Tanto tempo fa ad esempio, non ricordo quando, l’abbiamo fatto ogni giorno a Rimini ed a Riccione per un anno: i bambini ci seguivano per rivederlo e ci dicevano le battute, cosa cambiare, come interpretare… Sottolineo che si trattava di bambini di Chernobyl, che comunque avevano capito le battute e le dicevano in italiano.

È uno spettacolo basato sulla baracca piccola, che va dappertutto, e c’è questo rapporto molto forte coi bambini, molto interattivo. La base è sempre la paura, la casa stregata e quindi abitata dai fantasmi, quindi poi bisogna mettersi d’accordo coi bambini per capire se dovevano avere paura. All’inizio dello spettacolo infatti io vengo sempre fuori per capire le ‘regole del gioco’.

IL FASCINO DEI BURATTINI

Quando si tratta di spettacoli per adulti invece può capitare o che se ne freghino, o che siano esigenti. Nel secondo caso puoi metterci in mezzo qualcosa di più articolato, che faccia pensare un po’ di più, che lo colgano o meno. Con i bambini invece la soddisfazione è che li fai gridare: se ci riesci hai fatto un bello spettacolo e loro sono contenti.

In epoca attuale i burattini vengono sempre molto apprezzati, sia dai bambini che dagli adulti. Sono molto seguiti, la disponibilità è notevole: se hai 100 persone per uno spettacolo teatrale, per i burattini nei hai 300, compresi però i genitori quindi degli adulti. Questo nonostante ci sia tanta gente prevenuta, con tanti adulti ed organizzatori lo ritengono solo qualcosa per i bambini. Ma se vengono agli spettacoli si ricredono!

L’ATTUALITA’

Non ci sono tanti burattinai, ma sono organizzati: c’è l’UNIMA, l’unione internazionale marionettisti, con più paesi aggregati dell’ONU, che ci fa da ombrello culturale. Per fortuna ci sono nuove leve che stanno crescendo: io ho cominciato a 25 anni, ora ci sono pochi giovani ma buoni. Quando ho cominciato io c’è stato come un boom, tutti volevano fare i burattinai, poi un po’ alla volta hanno smesso e siamo rimasti quelli che siamo. Ma senza boom c’è comunque un buon nucleo di burattinai giovani che portano avanti la tradizione italiana. Ce ne sono anche all’estero, ho tanti amici in Facebook tra egiziani, spagnoli, indiani, cinesi, cileni… Da tutto il mondo. Non ci conosciamo di persona, ma ci mandiamo foto ed informazioni, è piacevole: è una fratellanza che si sente.

Foto: Paolo Papparotto

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