Le cose semplici, le più importanti: “Il palloncino rosso”

Seduta al tavolo con qualche biscotto ed una tazza di caffè per cercare di riordinare le idee, con il pc davanti ai miei quattrocchi ed il pensiero fisso su un dolcissimo corto visto ieri notte. “Il palloncino rosso”, data 1956 ad opera di Albert Lamorisse. Un film semplicissimo, dal dialogo praticamente nullo, ma è uno stile che ho iniziato ad apprezzare da tempo: la forza nelle immagini, capaci di descrivere momenti come a volte le parole non sono capaci di fare. Spunti di pensiero nascosti e non, a seconda della sensibilità della persona che guarda. Dicono sempre che “Un libro letto da un milione di persone, diventa un milione di libri diversi.” Secondo me vale anche per i film, questo ne è un grande esempio.

La trama è semplice: Pascal è un bimbo che in un giorno qualunque sta andando a scuola. La novità è che il piccolo trova per caso un palloncino di un bel rosso acceso curiosamente legato ad un lampione. Ne rimane molto colpito, così decide di prenderlo e di tenerlo con sé. Solo gli tocca affidarlo inizialmente ad un vecchio signore, visto che a scuola non può portarlo, ma un primo problema si pone quando torna a casa: la nonna infatti glielo strappa di mano e lo lancia fuori dalla finestra. È la fine? No, perché il palloncino non se ne va, anzi sembra ormai legato da un filo invisibile al piccolo Pascal. Lo segue ovunque vada, anche a scuola o in chiesa con la nonna. Non serve che il bimbo tenga la cordicella nella mano: il pallone rosso è suo, questo semplice oggetto diventa la cosa più preziosa che possegga.

Certi adulti sembrano comprenderlo: quando piove, alcuni gli permettono di tenere il palloncino sotto il loro ombrello affinché non si bagni. Quasi un modo per richiamare col sorriso un’infanzia ormai alle spalle, rivista in quel bimbo tanto attaccato al suo palloncino. Ma i problemi più grossi si presentano in breve tempo: gli altri ragazzini infatti vogliono a tutti i costi il suo palloncino rosso (invidia, bullismo, cattiveria? Versioni tutte valide). Le tentano tutte, finché una volta non riescono a portarglielo via. La situazione cambia drasticamente, visto che i ragazzi lo prendono a sassate, a fiondate, insomma vogliono bucarglierlo. Pascal lo ritrova e cerca di salvarlo ancora, tenta di scappare, ma viene ripreso e questa volta è davvero la fine: quei ragazzi riescono nel loro intento, il palloncino rosso viene distrutto.

Ma ritorna la magia: gli altri palloncini della città sanno, e si muovono subito in soccorso. Il bimbo, triste accanto al suo ‘amico’ ormai rovinato, si ritrova sommerso da un gran numero di palloncini colorati che vogliono giocare con lui. Ritorna il sorriso sul volto del piccolo Pascal, li prende tutti con sé, ma i palloncini si alzano in volo, portando il bimbo con loro in alto, sempre più in alto. È il trionfo della semplicità, della purezza, della bellezza nelle piccole cose, caratteristiche che solo nell’infanzia si riescono a trovare. L’unico periodo in cui riescono ad esprimersi limpide ed incontaminate, come Lamorisse ha voluto mostrarci con questo ‘affresco’ cinematografico.

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