“Homo domesticus”, alle origini de “Il pianeta selvaggio”

Dopo essere rimasta completamente affascinata da “Il pianeta selvaggio” mi sono messa a cercare in internet. Volevo a tutti i costi il libro da cui era stato tratto questo gioiellino, e devo dire che sono stata MOLTO fortunata. Ad un certo punto sono incappata in un sito che vende anche libri molto vecchi e l’ho trovato! In pochi giorni ho avuto tra le mie mani “Homo domesticus” [titolo originale “Oms en serie”] di Stefan Wul. Per far capire: collana ‘I romanzi del cosmo’, costo 150 lire, data 1959, appena due anni dopo la pubblicazione del libro. Dorso abbastanza rovinato, pagine molto ingiallite… Niente, ho praticamente un libro d’epoca! Per me la bellezza.

Bene, dopo questo incipit andiamo avanti col libro in sé. La prima cosa è che fin dalla prima pagina si evince come la trama presenti parecchie differenze rispetto al film. A cominciare dal piccolo uomo protagonista, visto che la draag Tiwa lo prende semplicemente da una cucciolata della femmina umana di un vicino di casa (nel film la cosa è più tragica). Ma non cambia ad esempio il fatto che la ragazzina draag adorasse il suo Terr (‘Terribile’), né che lui assorbisse tramite la vicinanza alla sua padroncina tutto il sapere instillato nella mente di lei. O che scappa raggiungendo gli uomini selvaggi, diventandone in seguito il capo (l’Edile, titolo in uso tra i draag e da loro adottato).

Una bella differenza è che non parliamo di un Pianeta Selvaggio, ma di un Continente Selvaggio, sul quale il grande numero di uomini riesce infine a migrare grazie a delle grandi navi. Non mancano tantissime peripezie sia in mare che una volta approdati a terra, finché non prendono possesso del continente. Bisogna anche resistere ai draag, che tentano in tutti i modi la desomizzazione, senza successo. È così che si giunge ad un accordo: due razze che lavorano fianco a fianco per progredire insieme. Per evitare il ‘declino’ degli ormai troppo perfetti draag e per garantire un futuro agli uomini. “Inni di gioia draag e fieri canti di uomini venivano portati al largo sulle ali della brezza.”

Pur con le tante differenze (ormai un classico), mi ha affascinato moltissimo anche il libro. Ci ho trovato la stessa magia, lo stesso clima, lo stesso coinvolgimento nella storia che ho sentito nel film d’animazione di Laloux. Forse è stata anche una conseguenza: si tratta di un film che a livello di immagini colpisce molto, probabilmente mi ha influenzata. Ma in positivo: l’ho apprezzato tantissimo e chiaramente faccio molta attenzione al mio vecchio libro, che non si rovini ulteriormente. Comunque stiamo parlando di un capolavoro, una splendida storia degna di essere sia letta che vita. E sono molto grata al caso per avermi fatto conoscere questa meraviglia, in entrambe le sue versioni.

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