“Tre piani”, Eshkol Nevo: normalità e complessità dell’essere umano

Lo scorso weekend ho vissuto tutta l’emozione del mio primo Salone del Libro di Torino. Ma prima c’era il viaggio, un lungo ed estenuante viaggio in treno condito da scioperi e conseguenti ritardi. Il guaio è stato che ho finito presto di leggere ciò che mi ero portata dietro, quindi è stato un sollievo trovare in stazione, durante una delle lunghe attese, un angolo in cui c’era anche qualche libro. È stato così che ho portato via con me “Tre piani” di Eshkol Nevo, che non conoscevo. Ma che mi ha letteralmente catturata.

La cosa bella e che mi ha sempre colpita di più? Non stiamo parlando di storie impossibili, ma di fatti comuni, di persone normali alle prese con problemi familiari più o meno seri, che portano a determinate conseguenze. Come si reagisce di fronte ad uno strano “rapimento” di tua figlia da parte di un vicino di cui ti fidavi? Come si combatte la paura di cadere preda della follia quando hai avuto tua madre come esempio in casa? Come ci si comporta di fronte ad un figlio che non ne vuole sapere di te ed alla scomparsa di tuo marito?

Non esistono le risposte giuste o sbagliate, né i comportamenti giusti o sbagliati. E Nevo non pone giudizi né chiede che noi lo facciamo, ma ci espone le storie come sono avvenute, anzi le racconta in prima persona, ovvero dal punto di vista di chi reagisce in base ad un fatto accaduto personalmente, cercando il modo di andare avanti ma provando ad imparare a gestire qualcosa che non è semplice da capire. Tre piani di uno stesso abitato, tre piani anche del proprio essere, come le istanze freudiane che vengono citate nell’ultima storia. Un filo conduttore di tutto ciò che ci è stato raccontato delle tre famiglie menzionate.

C’è un finale? C’è una morale? Decisamente no, se non quella che ognuno vuole trarre in base alla sua sensibilità. Semplicemente Nevo ci concede un’occhiata all’interno delle vite di Arnon, Ayelet e le loro figlie, e trasversalmente dei due vicini di casa Ruth e Hermann, in seguito di Hani, mamma di due bambini e moglie di Assaf, e del cognato Eviatar, infine di Dvora, vedova in pensione e madre di un figlio che ha ormai tagliato tutti i ponti. Un’occhiata ai loro improvvisi ‘passi importanti’ che porterebbero a drastiche conseguenze sul loro futuro, a stravolgimenti radicali forse anche cercati. Un ‘grido’ improvviso, un click stonato che cambia la loro normalità.

Il piacere di viaggiare in treno unito alla bellezza di un libro di questo tipo. Il treno è il mio mezzo di trasporto preferito (e non solo per il fatto di non accusare alcun malessere), godermi il viaggio con un amico-libro è stato un piacere. “Tre piani” è decisamente un racconto dell’essere umano, della sua normalità ed umanità, tra errori, pensieri e gesti che ci accomunano tutti, seppur diversamente a seconda delle persone che siamo.

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