Il disegno del ‘giro delle otto montagne’, molto semplificato. Un mandala, sempre complesso, non avrebbe avuto lo stesso valore del disegno descritto nel libro.
La montagna ha sempre un certo fascino, a mio parere ben più del mare, tanto di moda in questo periodo. Sarà perché quando mi alzo al mattino ed apro le finestre vedo in lontananza (vivo in pianura) il profilo delle belle Dolomiti, dalle punte bianche in questo periodo dell’anno. Sarà anche perché mio padre ha sempre amato la montagna e spesso racconta dov’è stato e cos’ha visto. Probabilmente è per questo che “Le otto montagne” è stato per me un libro particolarmente coinvolgente.
In effetti parlare di montagna non è così semplice come può sembrare. Soprattutto se con questo termine si intende un modo di vivere, diventando il filo rosso che unisce i due ragazzi del libro. Pietro, nato in città da genitori amanti della montagna, e Bruno, montanaro da sempre ma cresciuto in un contesto familiare difficile, possono sembrare due persone diverse, ma in realtà entrambi hanno dentro di loro il fuoco della montagna. I due ragazzi lo vivranno in maniera differente (anche in base all’influenza ricevuta dalle rispettive famiglie), ma sarà proprio questo a tenere viva la loro amicizia per tutta la vita.
“L’uomo raccolse un bastoncino con cui tracciò un cerchio nella terra. Gli venne perfetto, si vedeva che era abituato a disegnarne. Poi, dentro al cerchio, traccio un diametro, e poi un secondo perpendicolare al primo, e poi un terzo e un quarto lungo le bisettrici, ottenendo una ruota con otto raggi. […] ‘Noi diciamo che al centro del mondo c’è un monte altissimo, il Sumeru. Intorno al Sumeru ci sono otto montagne e otto mari. Questo è il mondo per noi.’ […] ‘E diciamo: avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?’ “
Bruno non si è mai mosso dalla ‘sua’ montagna, Pietro (da piccolo addirittura sofferente di ‘mal di montagna’) ad un certo punto della sua vita ha sentito il bisogno di girare il mondo, di visitare altri posti. Il punto fermo per entrambi però, il loro personale centro del mondo, è stato sempre la montagna su cui si erano conosciuti da bambini, dove si sono riavvicinati da grandi e dove in seguito hanno costruito una casetta (una sorta di eredità del padre di Pietro). Una dualità che rispecchia in pieno il concetto del giro delle otto montagne sopra raccontato.
I due ragazzi vivono esperienze differenti, ma nessuno dei due riesce a stare lontano dalle montagne, qualcosa di vivo che condiziona costantemente sia Pietro che Bruno, fino all’epilogo. Perché la montagna sa essere una cara amica, ma allo stesso tempo può diventare una nemica spietata, capace di toglierti in un lampo tutto ciò che ti ha dato e insegnato in una vita. Personalmente l’ho davvero ritenuto un libro stupendo, una vera e propria ‘ode alla montagna’ da parte di un suo ‘amico’ (se così posso definire Cognetti, ma non trovo un termine migliore).
Non è un semplice racconto della vita di due ragazzi, poi uomini: leggere “Le otto montagne” è stato come leggere una sorta di diario. Si sente la passione dello stesso autore nel trascrivere questa storia, una storia personale potente, se vogliamo anche una sottintesa lettera d’amore per la montagna. Una storia che può anche fare male (‘Da mio padre avevo imparato […] che nelle vite come la mia e la sua non si può tornare alla montagna che sta al centro di tutte le altre, e all’inizio della propria storia’) ma forse anche per questo molto intensa. La montagna, oscura e incantevole maestra di vita.

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