“Le ricette della signora Tokue”, per la pace dello spirito

La settimana scorsa ho beccato per TV il film “Le ricette della signora Toku”, tratto da un libro che avevo in lista d’attesa da un bel pezzo. Dopo averlo visto, ho deciso che avevo aspettato anche troppo per tuffarmi tra le pagine di “Le ricette della signora Tokue” di Durian Sukegawa. Chissà dove si è persa la ‘e’ tra il titolo del libro e quello del film… A parte questo, è inevitabile non farsi coinvolgere dalla storia di questa signora, di un infelice gestore di un negozio di dorayaki (tipici dolcetti giapponesi) e di una ragazzina timida e taciturna, dalla complicata situazione familiare.

Dolore, riscatto, voglia di farsi accettare, amicizia, senza farsi mancare una spiritualità che (parere personale) riesco a trovare solo in questi libri. Una storia tanto comune quanto incredibilmente straordinaria. Tsujii Sentaro, un uomo per nulla amante dei dolci ma costretto a lavorare in un negozietto del settore per ripagare un debito, viene avvicinato dalla 76enne Yoshii Tokue, alla ricerca di un lavoro. La sua assunzione, oltre al miglioramento dei dolci (che la donna prepara con grande passione) ed alla maggiore clientela, ha un effetto importante anche nella vita dell’uomo e di una ragazzina, Wakana, che dopo la scuola ha questo posto come ‘punto di riferimento’.

Un quadretto che purtroppo non è destinato a durare: le ‘strane’ mani della signora, unite ad una leggera paralisi al volto, iniziano ad alimentare certe voci che poi si riveleranno vere. La donna ha sofferto di una grave malattia in gioventù, che ha lasciato il segno: poco importa che sia guarita, il passaparola ed i pregiudizi si rivelano letali per il negozietto. La donna si licenzia, anche se è ormai tardi, ma il forte legame creatosi tra lei, Sentaro e Wakana non si spezza per questo. Tre spiriti “fuori dal mondo” ma uguali tra loro, che si sono trovati, che riescono a capirsi, creando qualcosa di davvero unico. E invidiabile: sono legami che capitano una volta nella vita, se si è fortunati…

“Noi siamo nati per guardare ed ascoltare il mondo.” Questa frase, diventata un mantra per la signora, avrà un impatto profondo in Sentaro e Wakana. Finale? Non c’è finale, almeno non nel senso canonico in cui utilizziamo questo termine. L’autore ci ha solo aperto una finestra su questa storia, permettendoci di essere spettatori interessati dal momento in cui Yoshii Tokue è entrata nel “mondo”, sconvolgendo a modo suo le vite dei suoi due amici. Che, qualunque cosa accada, ne resteranno condizionati per sempre.

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