“Le bugie del mare”, ricerca dell’equilibrio tra le ombre del tempo

Bellissimo, un po’ amaro, magico. Ho appena chiuso “Le bugie del mare” di Kaho Nashiki, il secondo libro che ho voluto leggere di questa scrittrice. Il primo è stato “Un’estate con la strega dell’Ovest”, ma devo dire che questo mi ha coinvolta molto di più. Un posto che vorrei definire quasi fantastico, per poi avere il ritorno alla realtà, una sorta di brusco risveglio. Quasi a dire che il tempo per i sogni, le credenze di una volta, il passato sembrano ormai finiti da tempo, anche se…

Akino è un giovane studioso, l’isola di Osojima è la sua meta per compiere ricerche sul campo lasciate a metà dal suo professor Saeki. Si ritrova a viaggiare tra racconti, religioni, credenze di un tempo, suggestioni legate a questi, uniti ad un paesaggio incontaminato. Il protagonista però è anche alla ricerca di un’identità, di un equilibrio mancatogli anche per i troppi lutti famigliari che si sono susseguiti. Insieme compiamo un viaggio meraviglioso, conoscendo anche gli umiuso, le bugie del mare, gli affascinanti miraggi visibili sull’orizzonte marino.

Ma… Si giunge poi all’ultimo capitolo, a quel “Cinquant’anni dopo” che lascia un po’ spiazzati. Ci sono state delle guerre, Akino si è sposato, ha due figli grandi, è ormai un uomo anziano. Il figlio Yuji però finisce a lavorare proprio lì, su quell’isola. Un segnale, assieme ad un articolo di giornale letto per caso: deve tornare, lo vuole, desidera rivederla a tutti i costi. Ma è un vero colpo al cuore: nulla è più come prima, la mano dell’uomo moderno ha lasciato pesantemente il segno su tutto ciò che un tempo era sacro, puro, incontaminato, stavolgendolo.

“Non si può fermare tutto questo?” è la domanda di un angosciato Akino, che arriva pure a chiedersi se fosse accaduto sul serio il suo viaggio compiuto in gioventù. “Era stato tutto un sogno? Forse si era trattato di una grande allucinazione?” Ma c’è anche un’altra questione che lo inquieta. “Cinquant’anni… Che cosa avevo fatto in tutto quel tempo?” Riaffiorano pensieri antichi, dolori mai dimenticati, ma ecco ricomparire le bugie del mare! Come se in quel momento, in quella ‘nuova’ isola, tutti i tasselli fossero in qualche modo andati a posto.

“Come in una mappa tridimensionale, la mia Osojima radunava le ombre del tempo in strati sovrapposti, fra passato e presente, e cominciava una nuova esistenza dentro di me.” Un ritorno rivelatosi fondamentale per la sua identità, per il suo spirito, anche per i rapporti con la sua famiglia. Un equilibrio e una calma finalmente trovati in vecchiaia, grazie a quell’isola. Decisamente un viaggio incredibile, che ti lascia un’impressione profonda.

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