Negozi e comunità: perché ‘essere scomodi’ può salvare le città (e l’uomo)

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Vi avevo già detto un mio pensiero sul discorso di vedere sempre più negozi e locali chiusi, con la perdita di identità e relazioni che questo comporta (l’articolo qui). In foto di copertina e nel testo aggiungo foto scattate proprio ieri sera, e solo nei dintorni di casa mia… Riprendo l’argomento per aggiungere una lettera aperta da parte di Michele Pozzobon, Presidente FIPE-Confcommercio della provincia di Treviso, che evidenzia proprio questo problema non solo della mia zona ma di ogni posto, e chiede l’impegno ad “essere scomodi” per preservare i valori fondanti di una comunità.

Una comunità fatta anche di relazioni, incontri faccia a faccia, “chiacchiere da bar” più o meno positive ma che tengono in piedi però quel che significa essere umani, sviluppando l’identità e la capacità di pensiero che ci distingue dai manichini. Ci sono certo mille questioni e difficoltà dietro, dagli affitti troppo alti ai costi in costante aumento alle giornate morte… Serve però l’aiuto concreto delle persone: mettere piede in un negozio piuttosto di rimanere seduti sul divano, preferendo la comodità di un click su un sito online. E non è dovuto solo del caldo atroce che ci sta condizionando, è una situazione che si vede da tempo e che purtroppo sta solo diventando più evidente…

Lettera/appello del Presidente FIPE-Confcommercio

Per quanto riguarda la mia provincia, Treviso appunto, si prende d’esempio la ristorazione: 5000 punti (dati di inizio 2025) e circa 22.000 dipendenti tra bar, bistrot, tavole calde, trattorie, osterie, pizzerie, ristoranti, locali da ballo. “Postazioni di accoglienza e ristoro, come luoghi di socialità e convivialità, come presìdi di relazioni, come centri nevralgici delle nuove urbanità”, come li definisce il presidente Pozzobon. È certo il settore che tiene maggiormente in vita le città, ma non l’unico, anzi questi locali che chiudono diventano il termometro delle piccole imprese che stanno soffrendo in qualunque settore. Di seguito il resto della lettera aperta.

“Non bastano i sollevamenti di popolo se chiude il bar sotto casa ed improvvisamente ci si accorge di come possa incidere sulle nostre abitudini quotidiane. Serve, sia nelle Istituzioni che nei consumatori, un cambio di passo, una riflessione comune capace di sviluppare un pensiero critico e collettivo adeguato. Se è vero che i locali pubblici sono presìdi di comunità, se è vero che sono importanti per le relazioni tra i giovani e per gli anziani soli, per la sicurezza dei quartieri, allora questa Comunità va costruita con la C maiuscola attraverso una presa di consapevolezza dei singoli individui, capace di trasformarci in impegno civico ed in energia collettiva. Ecco perché invito tutti a “stare un po’ scomodi”, a riflettere, a cambiare. Basta iniziare”.

Siate scomodi. L’estate è anche il tempo della riflessione. Un tempo prezioso per chiederci quale società vogliamo costruire al rientro. Viviamo in un’epoca che ci offre tutto in modo semplice e immediato: un clic, una consegna, una risposta istantanea. Ma la comodità, da sola, non costruisce comunità. Vorrei allora fare un elogio della “scomodità”: quella di chi sceglie il confronto anziché l’omologazione, il dialogo anziché gli slogan, la relazione autentica anziché la scorciatoia. Di chi accetta la complessità, perché sa che è proprio lì che nascono le idee migliori e i legami più forti”.

Anche i pubblici esercizi vivono di questa filosofia. Bar, ristoranti e locali non sono semplici luoghi di consumo, ma spazi di incontro, di socialità e di vita condivisa. Sono presìdi che tengono unite le nostre comunità e che continuano a dare valore ai nostri territori. Per questo, da Presidente FIPE della provincia di Treviso, rivolgo un invito semplice: abbiate il coraggio di essere un po’ scomodi. Di uscire dagli automatismi, di dedicarvi tempo, di incontrare le persone, di vivere le nostre piazze e i nostri locali. Perché una comunità cresce quando le persone si incontrano davvero. E, alla fine, è molto meglio essere scomodi insieme che comodi da soli”.

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