Il tono può apparire brutale, ma lo spunto arriva da un fatale incidente motociclistico avvenuto sabato a Brno, in Repubblica Ceca. Due piloti, protagonisti di una gara del campionato Alpe Adria IMC, si sono scontrati e purtroppo hanno perso la vita. Neanche 24 ore ed è comparso il video del terribile incidente, condiviso a raffica sui social e sugli articoli online comparsi nella giornata di domenica. L’organizzazione ha chiesto l’immediata cancellazione dei video, ma il cosiddetto “odore del sangue” sta facendo picchi di visualizzazioni… E nessuno ha intenzione di perdere quei numeri. Il genere umano è davvero rimasto a quello stesso punto? Sangue e morte innanzi tutto per “catturare il pubblico”? La risposta, purtroppo, tende al sì… E voglio citare un film di quasi 20 anni che mi ha colpito molto per la sua crudeltà, ma allo stesso tempo per il suo realismo.
“Nella rete del serial killer”
È il titolo di un film del 2008 che mi ha particolarmente impressionato. La protagonista Jennifer Marsch (Diane Lane) lavora nella divisione dell’FBI dedicata ai crimini cibernetici. Una notte, Jennifer scopre un sito che mostra un gattino crudelmente torturato. Questo sarà solo l’inizio: quella infatti si rivelerà solo la “prova generale” di un piano crudele e spietato, mettere in mostra sul web la morte terribile di persone scelte a caso per questo scopo. Più visualizzazioni, più rapidamente morirà la vittima. Nonostante gli appelli, gli accessi dei “curiosi” per vedere la vittima di turno saranno impressionanti e i commenti a margine ancora più terrificanti: chi apprezza le “performance”, chi chiede di poter avere il video dell’accaduto, chi lascia presunte recensioni costruttive… Il sito diventa un mezzo di sterminio collettivo, supportato dai passaparola tra gente di tutte le età. Alla fine assisteremo all’uccisione della persona che c’è dietro tutto questo, che voleva vendicarsi con la stessa arma del video del suicidio del padre trasmesso a raffica da un telegiornale, ma rimane il disagio per la crudeltà della gente, che ha preso tutto come un gioco, come uno “spettacolo di sangue” da non perdere assolutamente.
Come i “ludi” nel Colosseo
La metafora non è casuale. “Sangue e arena”, che ha dato il titolo anche a vari film (non sempre di storia romana), ben rappresenta gli spettacoli circensi tanto in voga al tempo di Roma. Siamo nel 2026, ma sembra non sia passato un giorno… I morti, il sangue, i crimini sono quelli che ancora oggi catturano maggiormente l’attenzione della gente. Tornando al gravissimo incidente citato all’inizio di questo pezzo, i telegiornali non si fanno scrupoli a mandare questa tipologia di video e la giungla del web poi si fa ancora meno problemi. Contano solo le visualizzazioni, i click, a qualsiasi costo. Siamo davvero rimasti al periodo dei giochi dell’epoca romana, con le arene sempre zeppe di persone che volevano assistere alle battaglie fatali tra i gladiatori, o comunque alle sfide peggiori sempre destinate a finire nel sangue? Non sembra esserci speranza per il cosiddetto “animale superiore” del pianeta Terra, che di superiore però ha davvero ben poco rispetto agli altri animali.


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