Il caso Cappellari: una pesante sconfitta per tutti i giornalisti

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Da giornalista pubblicista, permettetemi di esternare la mia profonda delusione e amarezza. Non si trattava di criminalità organizzata (per la sua vicinanza al parroco anticamorra di Caivano, Napoli), ma un “autoattentato” da parte proprio della cosiddetta vittima, Adriano Cappellari, 20enne giornalista di Enego, collaboratore del Giornale di Vicenza e de L’Altopiano, quotidiani che non hanno nascosto incredulità e profondo imbarazzo. Le indagini delle Forze dell’Ordine infatti hanno escluso lo stampo camorristico e hanno puntato il dito contro il giovane.

Come riporta proprio il giornale vicentino, avrebbe ammesso tutte le sue responsabilità quando i Carabinieri di Bassano del Grappa si sono presentati a casa sua per una perquisizione. Ora è sotto indagine per incendio, calunnia, simulazione di reato continuato, procurato allarme, truffa ai danni di un ente pubblico. Una pesante sconfitta per il giornalismo, che già sta vivendo un periodo difficile…

“Ha fatto tutto da solo”

È questa l’accusa formulata a questo punto delle indagini, un colpo di scena che nessuno si sarebbe aspettato. Viene da chiedersi, ma le minacce precedenti allora erano vere? Lasciamo il beneficio del dubbio e riprendiamo quest’ultimo fatto gravissimo. Tutto comincia lo scorso 30 maggio, erano circa le 23:30 quando le telecamere di sorveglianza riprendono “un uomo”, dal volto coperto e in tuta, che lascia al cancello dell’abitazione di Cappellari un contenitore con all’interno bombole di gas, alcool, liquidi infiammabili, assieme a lettere minatore anonime nella cassetta delle lettere. Seguono le fiamme e la chiamata alle Forze dell’Ordine: il fatto ha somiglianze con attentati precedenti (denunciati tra novembre 2025 e febbraio 2026) sempre verso il giornalista, che sembrava essere finito nel mirino della camorra per la sua solidarietà e vicinanza a don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano. Per questo gli era stata addirittura fornita la scorta.

Le indagini invece tracciano un quadro ben diverso: non una vittima della criminalità, tanto da ricevere solidarietà anche dalla premier Giorgia Meloni, ma “tutto da solo”. Una direzione presa non certo per la corporatura dell’attentatore ripreso dalle telecamere, uguale a quella del giornalista. C’è ben di più: gli acquisti online lasciano tracce, gli investigatori sono così risaliti alla piattaforma e-commerce che ha venduto a Cappellari quattro cartucce di gas butano/propano, completando poi l’acquisto con sei bottiglie da un litro ciascuna di alcol etilico denaturato. Un processo di riconoscimento più lungo del previsto perché il giovane aveva rimosso tutte le etichette per cercare di impedire di risalire all’origine dei prodotti. Questo è successo tra fine aprile e inizio maggio, un mese prima “dell’attentato”.

Perché?

È una domanda a cui appare decisamente difficile dare una risposta. Il protagonista è un giovane di appena 20 anni, parte della redazione di due quotidiani rinomati, con possibilmente una lunga carriera davanti a sé. Un gesto fatto per notorietà, pubblicità, farsi un nome, ricorrendo ad un metodo “più facile” e immediato? Il periodo successivo gli ha pure dato ragione: non c’è stato quotidiano in Italia che non abbia parlato del giovane giornalista finito nel mirino della camorra, un quadro già visto in passato, con conseguenti dimostrazioni di solidarietà da ogni parte della penisola.

L’ammissione di colpa iniziale, seguita alla facoltà di non rispondere al momento dell’interrogatorio davanti al PM, riscrive totalmente una storia difficile da digerire e che certo, oltre a rovinare reputazione e carriera del protagonista, non fa una bella pubblicità ai giornalisti. Il periodo storico non è facile, tra contratto che continua a non essere rinnovato, stipendi da fame, oltre i “tradizionali” attacchi per questo o quell’argomento più scottante. La “notizia a tutti i costi” in questo caso ha oltrepassato un limite, sarebbe il caso di riflettere maggiormente sul lavoro e sul ruolo del giornalista.

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