“Meno tutele, più rischi”: l’allarme sul nuovo Codice della Strada

Published on

in

Doppio appuntamento nei prossimi giorni tra la gente per ricordare i tanti, troppi morti sulle strade (10 e 14 novembre a Castelfranco Veneto), assieme alle 42 organizzazioni impegnate nella sicurezza stradale che hanno chiesto in coro un cambiamento nel nuovo Codice della Strada. Un primo provvedimento messo in atto dopo oltre 30 anni (approvato dal Consiglio dei Ministri e sotto esame presso le Commissioni Trasporti di Camera e Senato), ma per RIME, Rete Italiana Mobilità Equa, l’allarme è evidente: lo schema di decreto non dà risposte soddisfacenti alle cause di insicurezza stradale: velocità, controlli inefficaci e scarse tutele per gli utenti vulnerabili. Le richieste sono queste: al Governo, di sospendere l’iter attuale e riaprire un confronto sostanziale con Parlamento, enti locali e società civile per una revisione profonda del testo; a Regioni e Comuni in Conferenza Unificata, e alle Commissioni parlamentari, di esprimere nei propri pareri la necessità di correggere tutte le criticità evidenziate.

Il nodo: quale ruolo per la sicurezza nel nuovo Codice della Strada?

Un appello che parte anche da Castelfranco, visto che ultimamente ci sono stati 3 eventi mortali che hanno coinvolto persone a piedi o in bici. La causa era sempre la stessa: abuso di velocità o distrazione (spesso e volentieri provocata dagli smartphone).

La contestazione riguarda prima di tutto i principi fondamentali del nuovo Codice. Nello schema di decreto, sicurezza, salute pubblica e tutela dell’ambiente perderebbero il ruolo di finalità primarie, sostituite dalla libera circolazione, anche relativa alle merci e alla produzione. Verrebbero, inoltre, meno i riferimenti ai principi della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile come guida per le decisioni pubbliche. Questo rischia di pesare sull’interpretazione delle norme e sulla capacità delle istituzioni di fare prevenzione sulle strade.

Le maggiori criticità

  1. La riforma sovverte la logica della precedenza e indebolisce le tutele per i pedoni. La
    prudenza è già prevista dal Codice, ma la disposizione proposta imporrebbe a chi attraversa
    sulle strisce di accertarsi di essere stato visto e che i conducenti si fermino per dare precedenza. Un diritto che rischia di diventare fittizio, perché chi ne è titolare dovrebbe prima verificare che altri intendano rispettarlo. Una verifica non sempre possibile, soprattutto per bambini, anziani e persone con disabilità, e difficile da dimostrare in caso di investimento. Il paradosso: maggiore è il pericolo, più si chiede a chi è fragile di difendersi anziché intervenire sulle cause del rischio. RIME chiede di eliminare questa norma.
  2. Continua a non proteggere chi pedala. La distanza di almeno 1,5 metri nel sorpasso sarebbe
    subordinata alla formula «ove possibile», ancora più ambigua di quella attuale. Una tutela che rischia così di restare sulla carta, esponendo chi pedala a sorpassi pericolosi e alimentando l’insicurezza e la violenza stradale, già altissima in Italia. RIME chiede di obbligare alla distanza di sicurezza laterale e frontale.
  3. Rende più difficile ridurre la velocità dove ci sono le persone. Lo schema non prevede i 30
    km/h come limite ordinario sulle strade urbane locali e di quartiere, e introdurrebbe ulteriori ostacoli per i Comuni che intendono abbassare i limiti e fare politiche di moderazione del traffico e della velocità. Eppure questa determina la gravità degli scontri, e fa la differenza tra la vita e la morte. Si rischia così di ostacolare proprio uno degli strumenti più efficaci di prevenzione, che tutela tutti, anche chi guida. RIME chiede di semplificare gli interventi di prevenzione che hanno dimostrato di poter salvare vite.
  4. Toglie strumenti e autonomia ai Comuni. Lo schema accentrerebbe poteri su Ministeri e
    Prefetti, introdurrebbe nuove direttive e subordinando i provvedimenti locali sul traffico anche alle esigenze del traffico privato e delle attività economiche. Il risultato? Più vincoli e maggiori
    possibilità di ricorso contro le decisioni dei Comuni, anche quando servono a rendere le
    strade più sicure. RIME chiede di lasciare ai Comuni una reale possibilità di istituire strade e
    zone 30 km/h e fare controlli elettronici sulla velocità.
  5. Rende meno efficaci controlli e sanzioni. Per alcune infrazioni rilevate da remoto, il termine di
    notifica scenderebbe da 90 a 45 giorni, con il rischio di annullare multe legittime per mancanza di risorse amministrative. Inoltre lo schema non prevederebbe controlli elettronici sull’uso del cellulare alla guida, e ridurrebbe le sanzioni per gli eccessi di velocità soprattutto urbani.

“Siamo partiti dalla domanda sbagliata”

L’opinione è che si tratti di misure che rischiano di indebolire la deterrenza proprio dove serve di più. RIME chiede di non depotenziare il sistema sanzionatorio. In sintesi, anziché ridurre i pericoli alla fonte, lo schema rischia di indebolire gli strumenti di prevenzione e di scaricare su chi è più vulnerabile la responsabilità di difendersi.

“Stiamo riscrivendo le regole della mobilità italiana partendo dalla domanda sbagliata:
come far circolare i veicoli, anziché come far muovere le persone”
ha dichiarato Francesca
Chiodi, presidente di Movimento Diritti dei Pedoni e portavoce di RIME. “La sicurezza non è un
limite alla libertà di circolazione: è ciò che la rende possibile per tutti. RIME nasce perché finora
sicurezza, trasporto pubblico, mobilità attiva, salute e ambiente sono stati affrontati come temi
separati. Vogliamo norme che proteggano la vita delle persone e un sistema di mobilità che
offra vere possibilità di scelta”.

L’Italia scivola sulla sicurezza: la prevenzione non può arretrare

Nel 2025 sulle strade italiane sono morte 2.868 persone. Nonostante la riduzione rispetto all’anno precedente, l’Italia resta lontana dall’obiettivo europeo di dimezzare le vittime entro il 2030 (avrebbe dovuto ridurre i decessi del 10,2% sul 2024) e arretra ulteriormente rispetto agli altri Paesi europei. Pur contenendo alcune misure condivisibili, lo schema non affronta in modo adeguato le principali cause del rischio stradale e potrebbe indebolire strumenti di prevenzione fondamentali ed efficaci come dimostrato dalle evidenze.

I Comuni devono poter proteggere le persone. Tra le criticità evidenziate dalla Rete, il possibile accentramento di competenze presso Ministeri e Prefetti e i nuovi vincoli agli interventi locali, dalle Zone 30 alle ZTL, dalle aree pedonali ai controlli. Una direzione che rischia di ostacolare le amministrazioni proprio mentre sono chiamate a rispondere della sicurezza dei propri territori. Per RIME, Regioni e Comuni devono essere parte attiva del confronto sullo schema di decreto, ed esprimersi per una revisione che garantisca gli strumenti necessari per proteggere le persone.

Locandina della manifestazione Strisce Pedonali Umane contro la violenza stradale, con corteo in strada e indicazioni dell’evento a Borgo Piave.

Stragi stradali: doppio appuntamento a Castelfranco

“Abbiamo trasmesso alla Sindaca e a tutto il Consiglio Comunale una proposta di Ordine del
Giorno che evidenzia le principali criticità del nuovo schema del Codice della Strada”
ha dichiarato Francesco Serafino, Presidente di FIAB Castellana. “Ci auguriamo che il documento possa essere approvato all’unanimità, dando così un segnale forte e condiviso. Chiediamo infatti che il Comune sostenga una posizione critica nei confronti del provvedimento e che, in sede di Conferenza Unificata, Comuni, Province e Regioni esprimano un parere negativo, chiedendo una revisione del testo nell’interesse della sicurezza, della mobilità sostenibile e dell’autonomia degli enti locali”.

“Non si può scrivere un nuovo codice senza coinvolgere chi la strada la vive veramente” ha aggiunto Paola Conte, referente del gruppo Non Correre, Accorri! “Nessuno degli emendamenti RIME è stato considerato. Per questo martedì 10 novembre, accanto a FIAB, faremo una mobilitazione a Castelfranco per dire basta alla violenza stradale. Si riscriva il Codice con l’impegno e l’urgenza necessari per ridurre il numero di morti e invalidi: si assumano comportamenti responsabili, si pianifichino strade sicure, vivibili e accessibili a tutti”.

Doppio appuntamento per questo mese a Castelfranco, come ha sottolineato Paola Conte: “Ritroviamoci anche sabato 14 novembre. Partiremo alle 18 dal Palazzetto per una fiaccolata, per dare luce simbolicamente alla strage stradale. Non solo in ricordo di chi non c’è più, ma per chiedere una volta di più un cambiamento”.

La domanda alla politica: quale mobilità per l’Italia?

RIME porta alla Camera anche una richiesta più ampia: perché un Codice migliore è necessario, ma da solo non basta. Servono investimenti e politiche. Oggi in Italia il Fondo Nazionale Trasporti è pesantemente sottofinanziato, il Piano nazionale della sicurezza stradale 2030 (PNSS) è privo di finanziamento e l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza stradale (ONSS) non è operativo dalla sua istituzione nel 2022. Per milioni di persone l’auto è oggi l’unica alternativa: mobilità equa significa poter scegliere davvero come muoversi, in sicurezza,
indipendentemente dalle proprie condizioni economiche.

La Rete chiede al Governo, nella predisposizione della Legge di Bilancio 2027, e al
Parlamento nel suo esame e approvazione, di rafforzare le risorse per il trasporto pubblico
locale e il trasporto rapido di massa, di finanziare il Piano nazionale della sicurezza stradale e il
Piano generale della mobilità ciclistica, oltre a investimenti strutturali in sensibilizzazione ed
educazione alla sicurezza stradale. L’appello è rivolto a tutte le forze politiche, senza
distinzioni di schieramento: la sicurezza stradale e il diritto alla mobilità devono diventare priorità condivise con risorse adeguate alle sfide presenti e future.

Senza sicurezza, non c’è mobilità

Su questo la società civile è già in movimento. In occasione della Giornata mondiale in ricordo delle vittime sulla strada, il 15 novembre, RIME sosterrà le iniziative promosse in tutta Italia: per ricordare le vittime e riportare la prevenzione al centro delle scelte pubbliche. La priorità deve essere costruire un sistema di mobilità sicuro, accessibile ed efficiente per tutte e tutti, nel quale la vita delle persone e l’interesse collettivo orientino norme, risorse e politiche.

RIME mette a disposizione delle istituzioni le competenze e le proposte delle 42 organizzazioni che la compongono, per contribuire a costruire questa visione. RIME – Rete Italiana Mobilità Equa riunisce 42 organizzazioni impegnate per la sicurezza stradale, la tutela delle vittime, la mobilità attiva, il trasporto pubblico, l’ambiente e la qualità dello spazio pubblico. Promuove un sistema di mobilità sicuro, accessibile ed equo, che metta al centro le persone e il loro diritto di scegliere come muoversi.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.


Avviso ai naviganti

Ciao, amici di Odissea di carta! Siete qui per cronaca, libri, arte, varie ed eventuali? In questo blog io, giornalista pubblicista iscritta all’Albo, cercherò di condividere le notizie più interessanti e le storie più belle, spaziando tra diversi argomenti e soprattutto evitando le notizie peggiori, se ne sentono fin troppe. La bellezza dev’essere valorizzata, seguitemi e cerchiamo insieme di darle spazio!

🚀


Unisciti al Club

Rimani aggiornato con tutte le novità attraverso la newsletter.